T12-lab è un’associazione culturale e un’agenzia di ricerca che nasce a Nolo-in Via dei Transiti 12, nel quartiere periferico più multiculturale di Milano, per realizzare progetti inclusivi che coinvolgano differenti etnie, territori, culture, producendo nuove ecologie urbane. I soci fondatori, ideatori e direttori dei progetti di T12-lab sono: Elisabetta Bianchessi paesaggista e architetto, Luca Callegari architetto, Dominique Signoroni Kuroyanagi editore, Susanna Ravelli project manager.
Obbiettivi:
- Promuovere nel più vasto pubblico lo sviluppo del dialogo multiculturale, coinvolgendo differenti professionalità e utilizzando strumenti di comunicazione mulidisciplinari.
- Creare progetti di rigenerazione urbana – spazio pubblico – design sociale con le comunità locali, le amministrazioni.
- Realizzare laboratori di formazione-lavoro per categorie svantaggiate e persone fragili nell’ambito del design sociale.
- Sperimentare nuove metodologie progettuali, con aziende leader nel product design, che siano ecologicamente sostenibili.
“Non si può risolvere un problema con la stessa mentalità che l’ha generato diceva Einstein”. Bisogna capovolgere la prospettiva. È lavorando sul capovolgimento del punto di vista che l’associazione T12LAB è riuscita a combinare felicemente rifiuti e disabilità acustica, discarica e design, emarginazione e creatività. Tutto è iniziato nel 2014 quando ha iniziato a guardare alla Milano Design Week come ad un’occasione nella quale reperire materiali di qualità e trasformarli in pezzi unici di design nel corso di workshop dall’energia pirotecnica.
Allora hanno iniziato a recuperare i materiali di scarto del Fuorisalone per farne degli workshop, oggi quella dell’upcycling è una vera e propria attività attorno alla quale si aggregano soggetti diversi per recuperare i materiali presso una serie di aziende e trasformarli in pezzi unici di qualità grazie al progetto Transit design for the city ha permesso di creare un laboratorio sperimentale permanente di design sociale, attraverso la condivisione di strutture, mezzi materiali, spazi operativi e borse di studio.
Collaborano con la Fondazione Pio Istituto dei Sordi e sono riusciti a coinvolgere anche alcuni profughi arrivati a Milano. In particolare gli africani molto abili nella falegnameria.”
